“Dopo aver ascoltato il ministro Valditara in occasione dell’approvazione in Cdm del decreto scuola in materia di inserimento degli alunni stranieri nelle classi, resta una questione da chiarire: qual è la vera finalità di questa norma? Se l’obiettivo è evitare concentrazioni di alunni con difficoltà linguistiche e favorirne l’integrazione, è un tema sul quale è giusto intervenire in maniera concreta. Ma pochi giorni fa la presidente del Consiglio aveva posto la questione in termini diversi, affermando che non può accadere che in una classe italiana gli alunni italiani diventino minoranza. Sono due impostazioni che non coincidono: un conto è favorire l’inclusione, altro è considerare un problema la presenza numericamente prevalente di alunni stranieri”. Così la segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci sul decreto scuola all’ANSA.
“C’è poi una questione molto concreta: la praticabilità. La composizione delle classi dipende dalla realtà demografica dei territori e in molte situazioni rispettare rigidamente il limite del 30% potrebbe essere estremamente difficile. Non vorremmo che l’ennesima responsabilità finisse per ricadere sulle scuole e sui dirigenti, chiamati ad applicare una norma non sempre materialmente applicabile. Per questo ci chiediamo se servisse davvero una legge o se non fosse più efficace affidarsi all’autonomia delle scuole, sostenendola con risorse adeguate. Se l’obiettivo è davvero l’integrazione, servono soprattutto più strumenti per l’insegnamento dell’italiano, mediazione linguistica e culturale, organici adeguati e classi meno numerose.
L’inclusione non si costruisce fissando una percentuale, ma mettendo le scuole nelle condizioni di realizzarla ogni giorno“, conclude Barbacci. (ANSA, 25 settembre 2026).

